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Lo scoop, la notizia, la conclusione

11 Febbraio 2014 alle 18:45

Lo scoop. La convinzione che Napolitano sia stato il regista di un’operazione per eliminare Berlusconi ed emarginare il suo movimento dalla scena politica italiana è già ampiamente diffusa tra la maggioranza degli italiani, sia di sinistra, che applaudono, sia di destra, che si incazzano. Pertanto, le recenti rivelazioni di Friedman appaiono al buon senso comune un po’ come la scoperta dell’ombrello. La notizia. Poiché Napolitano non completerà il settennato, per sua stessa dichiarazione, le forze e i poteri ostili alle velleità costituenti della destra italiana devono scongiurare il rischio che il nuovo presidente venga eletto dal prossimo parlamento, che con buone probabilità potrebbe essere in mano a Berlusconi. Gli scoop, gli impeachment, le balorde inchieste Stato-mafia, la nullità del suo governo Letta, mirano a logorare la posizione di Napolitano, affinché si dimetta in questa legislatura, per consentire all’attuale parlamento di sinistra di eleggere un sostituto che occupi una posizione istituzionale divenuta strategica per l’interdizione dei governi eletti, come la stessa esperienza di Napolitano ha dimostrato. Napolitano ha fatto, ora urge un altro. Tra i grandi testimoni del presunto scoop ritroviamo anche Prodi e Monti, due autorevoli ricorrenti «riserve della Repubblica». Le solite manovre di palazzo, nei soliti circoli chiusi, dei soliti elitari e decrepiti poteri costituiti e non, in un paese senza governo e che cercherà di arrangiarsi da solo. Conclusione. La solita, senza bisogno di scoop. Il circuito di legittimazione democratica del potere politico in questo paese è interrotto da un pezzo, nel quadro di una costituzione materiale frutto di una deriva autoritaria di tanti soggetti, infelicemente coperta e assecondata dall’attuale presidenza della Repubblica. Questo il rancido arrosto sotto il fumo.

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