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La costellazione funesta di M5s

3 Febbraio 2014 alle 13:50

Cosa dura per Giove è regnare; quando l'aquila della giustizia mette le penne dell'uccello rapace la falce di Saturno è pronta a troncare la testa di quel suo figlio superbo. Col sangue versato a fiotti dalle sue arterie tracanneranno le plebi assetate; l'usurpatore sarà a sua volta usurpato, perché Themis è custode implacabile della città. Grillo si avventa come un rabbioso cane sulle istituzioni già anemiche per gli antichi delitti, che la classe politica della nazione ha stipato nel ventre ingordo della sua "carca magrezza"; incombe ancora su di essa la sempre grave minaccia di Moro, di Craxi, e ora di Berlusconi, per l'ingiustizia dei tribunali del popolo -laico e togato- caduti vittime del comunismo ortodosso o riformato. Il senato si è fatto scempio di Berlusconi infilzato con il pugnale della legge Severino affilato sulla mola dell'anatema e dell'odio. Il Quirinale e la Consulta sono stati nella circostanza stiliti contemplativi, ognuno all'ombra dell'altro, come quando in occasione della rielezione del presidente nessuno di quei giudici ha posto veto sulla base dell'art. 85 della Carta. E' vero che lì non è espressamente vietata la rielezione, ma è implicitamente supposta dalla durata in carica della presidenza (un settennato) non previsto da altre costituzioni democratiche, che -se rinnovato- avrebbe una configurazione dinastica. Tra i costituzionalisti si sa-inoltre- che la durata di un incarico- se non esplicitamente espresso- cessa alla scadenza dello stesso (nihil definitum nisi expresse repetitur). Ora la falce di Saturno adombra il Quirinale; un comico, come fu il cuoiaio Cleone ad Atene, si fa vindice fatuo dei diritti del popolo e lo mette sotto accusa, un grillino ambizioso e impunemente superbo dà del "boia" a Napolitano, senza immaginare che il boia è lui stesso, perché in una monarchia il boia è la figura mascherata del re.

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