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Le preferenze

30 Gennaio 2014 alle 11:30

Un luogo comune, un arnese che è sempre servito solo a determinare gli equilibri interni dei partiti, cioè il peso delle correnti. Che gli elettori non possano, oggettivamente, scegliere in base a criteri di merito ma solo per simpatie, passa parola, collusioni o convenienze lo dimostra il fatto che tutti i politici coinvolti in Tangentopoli e tutti i consiglieri regionali, provinciali, comunali, da Fiorito in giù, dal Trota in su, erano e sono stati eletti con le preferenze. Ma chi credono di abbindolare? Le preferenze sono un’arma per le oligarchie, le fazioni e per chi controlla il territorio. Far credere agli elettori che possano scegliersi il Parlamento, di questo si tratterebbe, anche in contrastato con la classe dirigente dei vari partiti è una truffa. Non parliamo poi delle vedove del proporzionale. In teoria il sistema elettorale più pulito, più onesto, più asettico: ogni testa un voto. Bene, da noi, a istituzioni vigenti, sarebbe il peggiore, il più paralizzante e il più distante dal concetto di governabilità. Ovviamente, al Manifesto, “governabilità” è una parolaccia. Oddio, loro un concetto di governabilità ce lo avrebbero, ma lasciamo perdere.

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