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L'India, i marò e l'Italia come destinazione turistica

22 Gennaio 2014 alle 09:00

Pare che contro i nostri marò l'India intenda applicare la legge anti pirateria. Una legge che prevede la pena di morte. Se dovesse succedere, possiamo stare certi già da questo momento che il governo italiano continuerà a fare ciò che fa già adesso. Niente. Appare chiaro che con il pretesto dei marò l'India ci stia usando come uno scalino per elevarsi sopra altri zeri. L'Italia ex potenza industriale e al crollo verticale; l'India, potenza in ascesa. Quello che ci dovrebbe far montare il sangue alla testa è constatare, colpo su colpo, che il nostro governo attuale e quello che lo ha degnamente preceduto sembrano essere persino soddisfatti del destino di nullità che ci si prefigura. Al solito, si pensa ad un'intera penisola di vignaioli, di gondolieri e di pizzaioli, di camerieri con contratto a chiamata. Il futuro non è la potenza, è il turismo. E' sufficiente ascoltare i discorsi delle mammine nei caffè, quando si ritrovano alle prese con la scelta da imporre al proprio figlio unico, per parcheggiarlo alle scuole superiori. Le mammine non hanno mai ascoltato i Sex Pistols, per loro il futuro esiste eccome e il servilismo italiano è il giusto contenuto di una parola ormai vuota: la gavetta. Ma nel dire quanto precede, si rischia di passare per bourgeois de gauche, per sfaccendati, per irresponsabili. O più banalmente, si può star certi di far schiumare la bocca di qualcuno: essendo diventati individui privi di altra aspettativa che non sia la sopravvivenza, guai a toccare vigna, remo, impasto, o vassoio. Si alzerà come un cobra dall'asfalto l'immancabile uomo della strada, che si sentirà immediatamente toccato nel vivo. Meglio far qualcosa che non far nulla, certamente, ma vigna, remo, impasto e vassoio costituiscono oggi principi assoluti: sono i nuovi tabù per un'esistenza a cottimo che riguarda noi, non certo chi risponde ai dettami dei bankster, con varie cromature di piaggeria. E tutto questo accade. Con buona pace di chi, da grande, voleva fare il soldato.

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