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Alfano e gli interessi del paese

20 Gennaio 2014 alle 17:30

Angelino Alfano (e suoi soci) sosteneva che l’applicazione retroattiva della legge Severino sulla decadenza di Berlusconi era incostituzionale; sosteneva che lo strappo sul sistema di voto al Senato, sempre sul caso Berlusconi, voluto dal Pd epifaniano e fatto proprio da quel gigante di Grasso, faceva strame, oltre che del regolamento, dei diritti inviolabili dei singoli senatori; riteneva che la richiesta dei falchi del Popolo della Libertà ( ritiro della delegazione dal governo al fine di indurre il PD al rispetto del patto di pacificazione insito nella nascita del governo Letta-Berlusconi) non fosse nell’interesse del Paese, e che una crisi di governo al buio avrebbe gettato il Paese nel caos. Conseguenza del rifiuto delle dimissioni fu la scissione dal PDL e quindi, il voto e l’espulsione dal Senato, con l’incandidabilità alle prossime elezioni, di colui li aveva creati e/o riabilitati alla politica. Bene. Se tutto ciò è stato fatto nell’interesse del supremo del Paese, come può ora Alfano (e soci) minacciare la crisi di governo se Renzi e Berlusconi trovano una convergenza su una legge elettorale (nel caso il sistema spagnolo) che sicuramente è nell’interesse del Paese e che potrà permettere ad un governo, nel bene e nel male, di governare senza ricatti? Urge riflessione!

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