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Logica stupefacente?!

14 Gennaio 2014 alle 15:30

Ma come, la voce più autorevole del realismo politico, del principio di ragione, sbeffeggia le inoppugnabili ragioni pratiche che giustificherebbero la legalizzazione della cannabis? E, di grazia, a proposito di logica stupefacente, su quali argomenti si fonderebbe questa contrarietà? Già la manifesta incongruità del riferimento ad una ipotetica legalizzazione del furto d’auto (che, a differenza dell’altra ipotetica legalizzazione, vìola il principio democratico del neminem laedere) è un indizio della debolezza strutturale del pensiero proibizionista. Un minimo senso della realtà basterebbe a suggerire che gli unici mercati assimilabili a quello delle droghe sarebbero quello degli alcolici e quello del gioco, ma citarli significherebbe autoconfutarsi. Poiché è chiaro che non è la logica (o, se lo fosse, sarebbe insanabilmente contraddittoria) a sostenere la posizione proibizionista non resta che il pregiudizio infarcito di nozioni scientifiche libere. Mi incuriosisce davvero capire come sia possibile pretendere di correggere legalmente uno dei comportamenti largamente diffusi, un desiderio della società, e allo stesso tempo tollerarne altri non meno “scientificamente” perniciosi per gli individui e per la società. Personalmente riconosco il diritto al pregiudizio, né cerco proseliti per la causa, ma il pregiudizio si impone solo con la forza, senza la quale è solo un vezzo.

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