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Le leggi elettorali all'italiana: il trionfo del desiderio sulla realtà

14 Gennaio 2014 alle 16:15

La sentenza del TAR che dichiara l'illegittimità del voto nella regione Piemonte e quindi la decadenza della giunta Cota viene dopo analoghe irregolarità delle liste collegate al suo rivale ed all'esposto dei radicali circa l'irregolarità delle firme della giunta Formigoni, quindi non può essere considerata un episodio a se stante. In entrambe i casi l'illegittimità (vera o presunta) del risultato elettorale verte sul numero delle firme necessario alla presentazione delle liste. Allora delle 2 l'una: o i politici riducono il numero di firme necessarie alla presentazione o riducono il numero delle "liste civetta" necessarie per attirare gli elettori stanchi di politica. Nelle elezioni in Piemonte si contrapponevano pensionati di centrodestra e di centrosinistra: qualcuno ha mai sentito un loro comizio? Qualcuno conosce la differenza tra i due partiti? Ecco la vicenda del ricorso elettorale in Piemonte, che ormai dura da 4 anni, ripropone quell'idea tutta italiana che attribuisce a se stessi il dono della furbizia ed agli altri quello dell'ingenuità. Accade però che il magistrato "cattivo", ma messo in azione dal politico furbo che si scopre gabbato, con un cavillo faccia saltare un risultato elettorale. Compito primario dei politici dovrebbe essere quello di realizzare norme chiare e semplici e non cavilli che possano prestarsi alla guerriglia giudiziaria.

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