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Oro alla patria

9 Gennaio 2014 alle 10:05

A causa delle sanzioni all'Italia fascista si fusero con le fedi nuziali gli oricalchi della propaganda nazionale. Chiunque portasse al dito l'anello d'oro consacrato sull'altare senza averlo donato alla patria passava per un disfattista. Quell'oro serviva a inanellare la fede in altri patti, quelli d'acciaio con dittature di più sanguinoso bando. Sanzioni analoghe a quelle onusiane sono minacciate all'Italia prospera per case, strade, botteghe e industrie se si allontana dai confini di Maastricht. Come allora fummo costretti a donare oro alla patria così ora siamo costretti a versare il sangue aureo delle nostre sostanze per nutrire i pochi che sempre si arricchiscono sulla miseria dei molti. La fede nuziale era il segno di un amore duraturo, di una fedeltà alla famiglia allevata in una casa; senza casa ogni uomo è un profugo anche se veste i panni progressisti di cittadino del mondo. Perciò Berlusconi l'ha liberata da ogni gravame impositivo; senza casa non c'è patria e senza patria ogni tassazione è una vessazione a cui non solo è lecito, ma doveroso sottrarsi, con forconi, roncole e qualsivoglia arma. I Tedeschi che impongono la tosatura al ghetto italico, come fecero i loro parenti a quello di Roma, dovrebbero sapere cosa significa nella loro lingua la parola Hut, la capanna ove si custodiscono gli affetti; se in tale custodia si entra con il grimaldello dello scassinatore, allora sono violati i diritti primari degli uomini; come avveniva nel Medioevo sui principi incombe una scomunica latae sententiae, i sudditi sono sciolti da ogni patto di obbedienza e l'Italia diviene una nazione aperta al primo conquistatore.

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