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L’inquietudine della chiesa

6 Gennaio 2014 alle 14:45

Papa Francesco instaura un pontificato “mistico”. Accenna spesso che il cristiano deve immedesimarsi in Cristo e avere i suoi sentimenti. Non sono un teologo né un esegeta ma a me non sembra possibile essere “come lui”. Diventare simili a Cristo non dipende da noi, ma da una volontà infinitamente superiore che “elegge” chi vuole. Nessuno può “svuotarsi” da se stesso, se Dio non vuole. Per questo prediligo lo sposalizio fra fede e ragione che contrariamente a quello che molti pensano è adatto alle moltitudini. La ragione mitiga lo spiritualismo insito nella fede. La fede mitiga la ragione quando questa si volge all’osservanza rituale dei precetti divenendo arida ed astratta. Il relativismo non credo toccherà Papa Francesco come persona nonostante le omelie a braccio. A me sembra un uomo speciale. Nemmeno sfiorerà gli uomini profondamente caritatevoli come lui, perché a loro molto verrà perdonato. Corrono seri rischi gli emuli del Papa e gli entusiasti senza avere il “quid” necessario, ciò a dire in assenza di quell’investitura speciale che li rende uomini e donne particolari. Nel rapporto con l’Islam, che resta un nemico, non temo il Francesco di Lampedusa che prefigura una pace mistica lontanissima, ma i suoi emuli senza identità che faranno danni irreparabili per decenni. Questi confonderanno l’amore con il buonismo di maniera e della carità ne faranno vanità. Giocheranno coi dogmi annullando differenze e scivoleranno nel sincretismo più bieco.

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