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L’anno che verrà

27 Dicembre 2013 alle 12:30

L’ottimismo è una gran bella cosa, a patto che abbia qualche fondamento per esistere. La situazione politica in Italia è pessima e non in grado di affrontare i nodi decennali che affliggono tutti. Migliaia di aziende chiuse e migliaia di aziende de localizzate sono un patrimonio perduto per sempre. Quattro governi (dal 2005) hanno imposto tasse, chi più chi meno, senza soluzione di continuità. E’ purtroppo evidente che la politica è ostaggio di altre forze che da sole governano il sistema. Come sempre le siringhe hanno un costo variabile da zona a zona, la PA è pletorica e il debito aumenta. Nel 2015 avremo pure l’obbligo del fiscal compact (45 miliardi di tasse in più). Ma il colpo di grazia è già arrivato dopo due governi di unità nazionale inutili e dannosi con opposizioni da barzelletta come Grillo e pure FI che entra ed esce dai governi come in un Risiko senza fine. L’immigrazione selvaggia ha già creato danni molto seri nel tessuto sociale di ogni città e paese. Inarrestabili, causa nostra, i flussi migratori incontrollati hanno creato ghetti e sacche malavitose ormai stabili e un’antipatia, quando non si traduce in qualcosa di peggio, nei confronti di questi extracomunitari che non permetterà per generazioni una pacifica convivenza con loro. Temo che l’astensionismo, Grillo e ora i Forconi siano solo la linfa che prima o poi qualcuno cavalcherà in modo sinistro. Renzi, che è una speranza, arriva in ritardo di alcuni anni. Ha tanti di quei nemici che la sua azione “riformatrice” è messa in serio dubbio. L’anno che verrà sarà uguale a questo, non ci sono le premesse perché sia diverso.

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