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Ius soli, Ius sanguinis, Ius gentium

27 Dicembre 2013 alle 11:15

Dove non c’è un popolo il territorio di una nazione è esposto alla conquista del primo occupante. Si dividono una terra desolata quelli che non hanno né costruito né seminato e divengono legittimi cittadini di un territorio aperto alle incursioni di tutti i profughi della terra. Storicamente non si ricorda che un popolo spontaneamente si apra al nemico accolto col falso nome di ospite. Turno nella sua difesa del Lazio contro i Troiani invasori non cede alla fatale rovina senza combattere. Il numero decide della differenza tra un amico e un nemico( hostis è una parola ancipite); volere accogliere tutti gli stranieri con l’editto di Caracalla di un imperialismo umanitario significa riportare l’Italia alla espressione geografica di quella terra dei morti, su cui Metternich esercitava il suo scherno. Confondere il diritto civile con il diritto delle genti è un artificio concettuale che ricorda quello tra Sepulveda e La Casas a proposito degli amerindi; quest’ultimo non negava il ius sanguinis al pari del primo, ma lo estendeva al sangue di Cristo, con il quale essi divenivano iure cives. Pare che il Papa riproponga quel dibattito,ma per prudenza politica estende la cittadinanza a tutti gli uomini in quanto uomini, fa del diritto civile un ius gentium, cosa improponibile sia giuridicamente che politicamente.

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