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Chi cambia direzione?

11 Dicembre 2013 alle 10:43

La sconvolgente novità dei “Forconi” è che finalmente si intravede qualcosa di autentico, qualcosa di non ideologico e pacificamente dirompente verso lo “status quo” italiota, che giustamente non piace a chi quotidianamente lo determina. Novità, si diceva, che merita come minimo, anche dagli scettici, comunque un doveroso rispetto e fiducia. Del resto, come si può non vedere che emerge, anche in Italia, una primigenia iniziativa dalla valenza politica e sociale che sarebbe ingiusto e sbagliato considerare una mera protesta; quanto diversa, infatti, per genesi da quegli scioperi dove i partecipanti, in coscienza e con un briciolo di onestà intellettuale, sapevano che le buone ragioni addotte si sarebbero prestate se non piegate a strumentali e inconcludenti logiche di parte. È di certo difficile per chi ricerca e crede che il cambiamento possa passare per altre “vie” pensare all’opportunità di scendere in strada. Ma la prevalente sensazione di potersi sentire liberi da gabbie ideologiche, strumentali faziosità o dalla melassa del consociativismo dell’italico stivale, soprattutto in un contesto di profondo disagio economico e sociale, nelle iniziative dei Forconi induce fortemente a pensare ad un seguito popolare tutt’altro che irrilevante. Ed il punto cruciale, sarà, per “la politica italiana”, essere all’altezza o, ancora una volta, essere superata dagli eventi.

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