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Considerazioni meste e complici

6 Dicembre 2013 alle 12:52

Il principio di realtà sconsiglia anzi impedisce, pena il crollo totale del sistema Italia di dare conseguenze operative, imperative, immediate alla decisione della Consulta, che a coronamento dalla sua azione ha pure lanciato una ironica, perfida ciambella di salvataggio:”Il Parlamento ha la possibilità di fare una nuova legge elettorale”. Andiamo avanti: capisco bene come per tanti, vecchi per antico pelo o per antiche convenienze, possa essere traumatico accettare che il modello e l’assetto previsti dalla Carta e adottati con tanto amore, debbano essere cambiati. Ma il modello 1947 ha ripetutamente dimostrato di non avere in sé la necessaria pragmatica, politica flessibilità a fronte di un mondo mutato, culturalmente e politicamente e globalmente. Senza iattanza, con dolce rammarico, pianamente, non siamo un paese normale. Per esserlo manca l’essenziale: il vulnus di fondo è che l’insieme dei sessanta milioni di persone che dovrebbero essere un popolo, quello italiano, in concreto per cultura, per abitudini, per costumi, per tradizioni, per come intende l’azione politica, la legalità e il governare, è diviso in fazioni medievali. La strofa del nostro inno nazionale che canta:”Siamo da secoli calpesti e derisi, perché non siam popolo, perché siam divisi”, lo descrive e lo sintetizza alla perfezione.

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