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Su Bergoglio e marxismo

5 Dicembre 2013 alle 20:45

Caro Ferrara, se il Papa è marxista o meno forse non lo sapremo mai. Ma ciò che dice e come viene percepito questo lo possiamo misurare. Intano “piace alla sinistra” (Armeni), piace ai terzomondisti (di quale altra matrice sono?). Ma l'indicatore non è tanto in questo “riconoscervisi”, quanto, secondo me, nelle parole che usa e nelle prospettive a cui allude. Infatti non si limita a rovesciare i paradigmi del mondo, o le sue scale di valori sociali con un linguaggio e toni e accenti universalistici, tipo Magnificat per intenderci. No. Lui predica che, su questa terra, lo spirito cristiano è incompatibile con “la cultura della prosperità”,con “un sistema finanziario che detta regole”, in Sardegna dice “Gesù insegnaci a lottare per il lavoro” (lottare!)… che non so proprio a cosa altro possa far pensare se non ad una avversione verso i modelli economici di mercato e capitalistici e ad una propensione verso quelli di cultura egualitaristica dirigista e statalista. Perché, Ferrara, se il marxismo politico è morto ne è sopravvissuto largamente lo “spirito”: le sue teoresi sociali, le parole e i temi della sua propaganda, quella antropologia “eticistica” e sociale incarnata dai movimenti, ong e onlus a cui si acculturarono tanto la borghesia, quanto parte del mondo cattolico e che affascinano ancora larghi strati sociali, trasversalmente. In sintonia, in questo, con quella ala della chiesa che uscì vittoriosa dal Concilio.

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