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Dove vien meno l’interesse, vien meno anche la memoria.

5 Dicembre 2013 alle 19:00

Stamane il critico d’arte Vittorio Sgarbi ha intitolato un suo editoriale “Alfano e i pm: Opportunisti e smemorati”; sacrosanta asserzione, analizzando le ultime esternazioni rilasciate dall’ex segretario del PdL, in un vertice antimafia tenutosi a Palermo. A seguito delle commuoventi parole cariche di sensibilità e di estrema umanità nei confronti della categoria dei pm, il sottoscritto che ha orgogliosamente votato, da sempre, Silvio Berlusconi e il PdL, del quale è stato segretario lo smemorato Alfano, vuole sapere con altrettanta sensibilità e umanità, se l’assenso elettorale offerto da sempre a Silvio Berlusconi sia di matrice mafiosa o no. Se non ricordo male, dopo le sconcertanti affermazioni del sig. Ingroia offensivo e diffamatorio contro chi ha sostenuto il Cavaliere, con l’iniziativa de "Il Giornale" abbiamo firmato una petizione contro chi deliberatamente ci aveva dado del mafioso. Domanda, ma chi ha le cariche istituzionali, è in grado di prendersi le dovute responsabilità? E’ mai possibile che all’interno delle Aule parlamentari abbiamo a che fare con onorevoli che cambiano opinioni in maniera perentoria da un giorno all’altro? Ma l’etica del politico al servizio dello Stato dove è finita? A Palermo si è costituito un comitato a difesa dei magistrati vittime di insidiose minacce. Obiezione. Ma il popolo di italiani, aventi diritti e doveri sanciti dalla Costituzione, che liberamente vota il leader Silvio Berlusconi e il suo movimento politico, chi lo difende dalle minacce diffamatorie di alcuni magistrati? o meglio per ragionevole par condicio, è possibile costituire un comitato anche a difesa di quei cittadini,(almeno dieci milioni), elettori di Silvio Berlusconi, abitualmente vittime di atteggiamenti e diffamazioni destabilizzanti promossi da alcuni magistrati temerari? Infine mi sia consentita una pillola di saggezza del grande Goethe per l'ex segretario Alfano; “Dove vien meno l’interesse, vien meno anche la memoria” (Johann Wolfgang Goethe).

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