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Hegel e il banco del macellaio

28 Novembre 2013 alle 21:30

Intorno al patibolo di un condannato, vuoi alla ghigliottina e alla fucilazione, vuoi alla squisitezza ecologica dello zac! di una digitazione elettronica, spumeggia sempre la bavosa rabbia di Baccanti frenetiche, inebriate nella Taverna dell'odio, sia per l'orgasmo ritardato della loro eiaculazione biliosa, sia per scongiurare l'intimo presentimento della vendetta, che atterrisce ognuno che intimamente avverte l'ingiustizia dell'opera che si appresta a compiere. Quella camera ha dato ieri un tristo e sconfortante spettacolo di sé stessa. L'antipolitica ha in quell'aula clamorosamente sorda il fomite dell'infezione, che si sta diffondendo in tutta la nazione. Il parlamento ha messo cera nelle sue orecchie per non ascoltare le argomentazioni di senatori che con passione presentavano le ragioni della loro opposizione a una decisione intempestiva, per timore di lasciarsene persuadere. La loro prona servitù a decisioni o consigli delle segreterie e più altolocati palazzi, mette fine alla repubblica parlamentare, ora solo manifesta nella renitenza alla partecipazione elettorale, in attesa che più terribili nemici possano possano incarnare le ombre. Non tutti hanno occhi e mente per comprendere il momento storico che viviamo. La scorporazione politica è analoga a quella territoriale in seguito a una guerra. La Germania è stata scorporata per 40 anni e solo grazie alla caduta dell'URSS ha potuto ricostruirsi, noi abbiamo perduto i nostri territori balcanici, senza più speranza di riprenderli; quelle popolazioni italiane cacciate dai comunisti vagano ancora per l'Italia,nostalgici aedi del loro Nabucco. Perciò ieri è avvenuto un fatto storico, da tramandare ai nipoti, perché apprendano a giudicare e ammonirli che la storia è e sempre sarà il banco del macellaio, che non pensa alla vittima prima di macellare, altrimenti morirebbe di fame.

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