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Perdono, coscienza e discernimento

13 Novembre 2013 alle 10:30

Nella parabola del figliol prodigo si legge che non è il padre che cerca il figlio, ma il figlio che torna dal padre e che ne viene riconciliato. Il giudizio paterno - infatti - nella parabola manca perché nessun giudizio serve più quando il pentimento è previo e sincero. Il figlio si è già giudicato da sè colpevole in anticipo e - per questo - ritorna a casa per mettersi nelle mani del padre. Il figliol prodigo non torna certo dal padre per chiedergli di riconoscere la sua ragione. Siccome il figlio torna dal padre dopo avere già ammesso dinanzi alla propria coscienza il proprio errore, ecco che il padre - che conosce il figlio - lo perdona senza chiedergli neppure di riconoscere apertamente l'errore. La dinamica del perdono cristiano prevede dunque che si perdoni tutto, ma anche che - senza previo pentimento sincero per l'errore commesso, dunque sensa "ritorno" a Dio - qualunque perdono risulta inutile in termini salvifici. Anche se dunque la chiesa deve perdonare tutti e anche se Dio perdona continuamente il peccatore, quest'ultimo - se non è sinceramente pentito nell'intimo della sua coscienza e se non "ritorna" alla legge divina - non è in realtà in grado di ricevere alcun perdono. O peggio: accettare il perdono divino interpretandolo come un implicito riconoscimento della propria ragione (e non come stimolo amorevole ad esercutare una coscienza "più retta" in futuro) significa infatti commettere il peggiore peccato: la superbia dinanzi a Dio. Usare il perdono di Dio per poter continuare a peccare potrebbe insomma rappresentare il famoso "peccato contro lo spirito" che nemmeno Dio (che pure vorrebbe) è in grado di cancellare. E questo perché, per chi pecca in quel modo, è lo stesso perdono divino a consolidare l'intento peccaminoso. Occorre dunque fare attenzione nell'accettare il perdono offerto da una chiesa giudata da un Papa gesuita che loda il primato della coscienza individuale: si tratta infatti di un perdono che va interprerato con... "discernimento".

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