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Carisma e istituzione

12 Novembre 2013 alle 15:30

De Mattei parla di liquefazione della chiesa sganciata dalle verità trascendenti per divenire esperienza. Senza esperienza di Dio però non esiste la chiesa. Il limite e il rischio della sola esperienza sono la soggettività che l’accompagna. Per questo la chiesa ha sempre avuto una salutare tensione dia-logica fra istituzione e carisma o fra trascendenza ed esperienza (che è soggettiva). S Francesco non voleva lo studio nella regola e gli fu imposto. Nello stesso periodo storico S Domenico riequilibrò il carisma Francescano con la purezza della dottrina. Siamo agli inizi del pontificato e probabilmente c’è spazio per riaffermare elementi di trascendenza nella dottrina che non siano la coscienza o l’ospedale da campo tout court. Quello che però è preoccupante rispetto al Vescovo di Roma è l’enorme adesione a questa impostazione che dimostra quanto poco i cattolici siano inclini ai dogmi e alla trascendenza. E’ facile incontrare persone magari della Caritas, che faticano a comprendere la Trinità e perfino la doppia natura di Cristo. Sono concentrati nel distribuire coperte e cibo agli indigenti, che non è una cosa sbagliata ma è accomunabile a ciò che Hamas fece in Palestina divenendo potente anche per questo. Non è l’amore per l’indigente che distingue il cristiano dal musulmano o dal buddista. Un amico ha scritto che Bergoglio è l’infermiere di Dio e ne era affascinato, solo perché, come tanti altri Papi, ha trascorso del tempo con infermi di ogni tipo. Ecco un Papa dovrebbe essere un primario, non un infermiere.

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