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Dal savianesimo al giallo-umoristico: c'è del nuovo nella paludata letteratuta del bel paese!

8 Novembre 2013 alle 19:00

Lo spazio letterario cui aspira un libro-denuncia di un giudice-che-non-fa-più-il-giudice e nella cui prefazione un giudice-che-fa-ancora-il-giudice tesse l’elogio della verità dell’opera dando credito alle esternazioni di un “dichiarante” che intanto (nella realtà, non nel libro) viene indagato per calunnia da un altro giudice “e cancellato come fonte delle inchieste delle magistratura e dalle indagini dei Ros” - come ricorda il Direttore - è effettivamente un “novum”, dove il “fantasy” - declinato in ambiente politico-giudiziario - sconfina nel giallo-umoristico più che nell’immaginifico o surreale. Umorismo involontario, ovviamente: il più efficace. E siamo piacevolmente sorpresi dalla novità: in materia di libri-denuncia ci eravamo fermati al savianesimo, al copia&incolla; dalla cronaca nera, alla letteratura (impegnata) dell’ovvio (del tipo: a Casal di Principe c’è la camorra). Piacevolmente sorpresi. Ci vuole coraggio per un giudice (sia che faccia o che non faccia più il giudice) a rinunciare alla mistica del sublime rigore del vero a scendere sulla terra dei comuni mortali: quelli che, sì, il caso Moro è stata una tragedia e leggiamoci pure 320 pagg. di un libro che ne rileva gli oscuri magheggi e le fosche trame e discettiamone in pubblico che facciamo una bella figura con gli estranei, ma la sera, tra amici e qualche bicchierino, ci intriga di più la vicenda di Giovanni Ladu, in arte Oscar Puddu. Quello che: prima, ha coglionato un giudice; poi, ha coglionato lo stesso giudice che ha intanto deciso di fare lo scrittore; infine, ha coglionato un altro giudice (quello-che-fa-ancora-il-giudice e, ahilui, le prefazioni ai libri-denuncia del giudice-che-non-fa-più-il-giudice) con le sue “dirompenti dichiarazioni”. Giallo. Umoristico. Geniale. Da leggere.

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