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Ipocrisia

4 Novembre 2013 alle 17:30

Leggo che nella battaglia per diventare primo cittadino della Grande Mela è in programma un referendum per l’apertura di sette case da gioco: per frenare almeno in parte l’emorragia dei dollari mewyorkesi in direzione Las Vegas. Perché da noi l’argomento casinò è tabù? Per quale motivo invece di attrarre capitali stranieri incrementando il turismo nel Bel Paese incentiviamo l’esodo di capitali italiani nei casinò di oltre confine? Abbiamo paura che la criminalità organizzata metta le mani sul business, ma cosa fa oggi se non ingrassare col business delle case da gioco sparpagliate ovunque? E’ più facile tenere sotto controllo i movimenti finanziari di 20 case da gioco o di decine di migliaia di bar con macchinette spesso fuorilegge? E una domanda vorrei porla anche al Vaticano: perché lascia che il vizio del gioco sfili i soldi dalle tasche dei giovani (creando indirettamente manovalanza criminale), riduca in povertà operai e impiegati nelle periferie di tutte le nostre città, si presenti sempre più facilmente accessibile ai ragazzini e invece urla e sbraita se si ipotizza di aprire un casinò che sarebbe frequentato da gente abbiente per la quale perdere 10.000

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