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La Leopolda

29 Ottobre 2013 alle 20:15

L'analisi di Cerasa dei tre giorni è piena di gustosi episodi, intrigante e offre spunti di riflessione 1) Renzi non ha chiarito il "come" fare quello che dice di voler fare. Assolto, non poteva chiarirlo e forse non lo sa ancora. 2) La mossa sull'elettorato grillino è una strategia giusta ma verificabile, nella sua reale efficacia solo a posteriori, dopo eventuali elezioni. Grillo ha annusato e previene, inizia la manovra di ricompattamento della sua parte di sinistra antisistema attaccando il Capo dello stato, additandolo come simbolo del sistema stesso. 3) Renzi si pone come ministro ombra, per l'attuazione del programma del governo Letta, dove bene o male è prevista una condivisione dei punti di vista del Pdl. Separare il grano dalla crusca. Se fossi Letta non mi presterei a questa insidiosa operazione, sempre sotto ricatto da tutte le parti. 4) Grillo si disinteressa della legge elettorale, se punta a vincere, il Porcellum è migliore per lui. Comunque il core di tutta l'operazione è "come", Renzi diventerà, se lo diventerà, segretario del Pd. Il “come” è imperativo. Per iniziare e proseguire la sua strategia, compreso lo staccare la spina al governo nel momento che ritenesse più opportuno, è necessario "un uomo solo al comando". La bestia nera della cultura di sinistra. Apparentemente però, con Togliatti e Berlinguer il problema non s'è mai posto. Ma altri tempi, altri uomini, altri contesti, altro partito. Oggi se ne parla come una maledizione: è l’alibi per la lotta interna tra mezze calzette. Ecco, Renzi deve riuscire farsi percepire come l'uomo che garantisce passato, presente e futuro compattati in un "unicum" armonico e rassicurante e efficace. Roba grossa, molto grossa. Poi c'è anche il centrodestra con i suoi tormenti e guai interni decadenza B. ecc. Renzi sa bene che tutto si tiene e che i suoi nemici interni sono sempre in agguato.

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