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Due pesi e due misure

21 Ottobre 2013 alle 14:30

Dopo le invettive contro i credenti cosiddetti tradizionalisti (termine che a me non piace), l’aura di bontà che promana dal Vescovo di Roma si è appannata. E’ molto mite con i musulmani fino a riconoscere frutti spirituali al ramadan, espressione della religione più ultra conservatrice, monolitica, legalista e anticristiana che esiste. Riconosce di non essere “nessuno” per giudicare nessuno, mettendo in ombra i temi etici. Però giudica duramente chi non è in accordo con la sua dottrina della coscienza che è il cuore della sua “teologia”. Perché non scrive ai farisei dissidenti spiegando e confutando le tesi proposte? Scrive ai laicisti atei seguaci di Dawkins, con mitezza e comprensione e spazza via credenti che fino a ieri erano in linea con gli insegnamenti della chiesa. Fra l’altro entrando in contraddizione con la sua teologia della coscienza; e il fatto lascia perplessi. Ritenere l’operato di Bergoglio in continuità con la storia precedente della chiesa è azzardato, come chiunque normodotato è in grado di valutare. Non è un caso che Scalfari, uomo intelligente, lo ha capito e cavalca l’onda. Ciò detto leggo che i lefebriani ritengono che a Roma si sia insediato l’anticristo. Mi sembra esagerato e ingiusto. Quando Pietro rinnegò tre volte Gesù, non era contro Cristo, eppure lui lo scelse. Ad ogni modo i credenti esclusi dalla mitezza di Francesco possono consolarsi sapendo che Gesù ama sempre i suoi e il giudice finale d’ogni fatto personale e della storia è sempre Cristo. Vale anche per me che sono un giuda.

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