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Il Vescovo regnante non si discute

18 Ottobre 2013 alle 14:30

Per un normalissimo e comunissimo credente come me, non sono lefebriano e non sono interessato alle messe in latino, anche se comprendo molto bene chi le ama, le azioni e il pensiero di Francesco sono fuori dalla mia comprensione. Evidente che la preghiera personale ha un posto privilegiato nella vita cristiana, ma il tentativo della ragione, piaccia o no al Vescovo di Roma, ha e deve avere un posto preminente nella predicazione di un Pontefice. Nel 150 DC, Giustino scrisse un libretto che è passato alla storia come il primo scritto apologetico cristiano. Introduce la ragione come elemento fondamentale della predicazione cristiana. Per duemila anni, con alterne vicende, la chiesa si è rivolta al mondo, ostile allora come oggi, tenedo ben presente questo insegnamento. Piace, Bergoglio, ai cristiani che già erano dei protestanti, alcuni senza saperlo. Il Papa re, non è un’astrazione, anche se l’infatuazione corrente, lo vuole come uno “di noi”. La chiesa nasce dopo il “fallimento” della croce, quando Gesù risorto si manifesta ai suoi. Quando siede alla destra del Padre ed è “Re”. Se però tutto è incentrato sulla coscienza dei singoli tutto si deteriora. La differenza fra le confessioni cristiane ad esempio svanisce. Non solo, ma se il Ramadan procura frutti spirituali lo stesso Corano è simile alla Bibbia. Una religione siffatta è qualcosa di diverso e oggi la scelta è fra prendere o lasciare. Io lascio, entro in dimensione sabbatica, e tornerò quando a Roma vi sarà un Papa.

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