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De mortuis nihil nisi bene

16 Ottobre 2013 alle 14:45

Vale anche per Priebke la sentenza in esergo? La storia ha conosciuto personaggi più terribili eppure nessuno ha messo in discussione la validità di quella sentenza. Assegnare la vita e le opere di un crudele alla storiografia è un modo per placarne il fantasma, parlarne "sine ira ac studio", è un modo di esorcizzare il pericolo della sua ombra vagante. Uno delle ragioni dell'abolizione della pena capitale è da ricercare non tanto nella proclamazioni dei diritti naturali, quanto nella preoccupazione che il Mane del condannato potesse aggirarsi tra i vivi ed esercitare la sua vendetta più crudelmente sui suoi carnefici. "Ci sono più cose in cielo e in terra che granelli di sabbia nel mare", diceva Shakespeare, ma noi acciecati dall'odio non riusciamo mai a seppellirlo; proprio perché vogliamo diffonderlo lasciamo insepolto il nemico impedendo che la terra lo ricopra e con lui la sua memoria e la nostra ragione di esistere. Continuiamo a combattere con le ombre, ma in tale lotta sono le ombre che riportano la vittoria, tra i vivi e i morti sono i morti che ritornano se non vengono placati, il culto dei morti ha questa origine.

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