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Questioni di clemenza

14 Ottobre 2013 alle 18:00

Premesso che io ritengo indegno di uno Stato di diritto ogni provvedimento di clemenza (compresa, sopra tutto, la grazia, assolutamente incomprensibile in un Paese in cui vige l'istituto della revisione), non vedo cosa ci sia di scandaloso nelle parole del ministro Quagliariello. Infatti le leggi si applicano a tutti i cittadini e se la legge (pardon: il decreto emanando) prevedesse il condono o addirittura l'amnistia applicabile al reato per cui è stato condannato Berlusconi... Un po' avventate sono state le parole del ministro Cancellieri che, forse, voleva dire che il reato per cui è stato condannato Berlusconi non sarà compreso nel predetto decreto (magari, però, l'omicidio o lo spaccio di stupefacenti si!). Tanto premesso e premesso che tutto il sistema Giustizia è da rifondare, a cominciare dalla messa a punto del motore (la super casta), bisogna ricordare che la scusa dello stato delle carceri è stata sempre la spinta per emanare provvedimenti di clemenza (praticamente ogni cinque anni, escluso l'ultimo). Si è tentato di manipolare persino le parole di Papa Giovanni Paolo II. Però la Giustizia ne è uscita sempre ammaccata, ma mai si è provveduto a sistemare le manchevolezze (vere e/o presunte), anche in presenza di decine di carceri vuote e tanti altri stabili adattabili facilmente. Non stiamo parlando di un problema di questo lustro, ma di un problema vecchio di oltre 60 anni! L'unico veramente necessario è stato il 1°, nel 1947, che ha permesso di superare la guerra civile, dando la possibilità per la ripresa di un Paese distrutto.

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