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Fra buonismo e vergogna

8 Ottobre 2013 alle 21:45

Comprendo poco le diatribe su Lampedusa. Il buonismo, termine che non piace a Manconi, può indicarlo come “bene astratto”, e il termine migrante può indicarlo come invasore, quando non è controllato e voluto come in questo caso. Ma sono parole. L’immigrazione clandestina è una piaga irrisolvibile a colpi di accoglienza o di frasi belle. Chi arriva qua da situazioni impensabili derivate da una cultura arcaica e indifferente alla sorte dei propri figli, è la prima vergogna. La seconda vergogna è attribuibile ai mercanti di schiavi. La terza vergogna è di chi totalmente avulso dal proprio mondo invita con frasi, parole ed omissioni ad arrivare da noi. La povertà si cura con la ricchezza, non con la povertà. La povertà si cura con sistemi politici affidabili e molta libertà. Nessun sistema è perfetto, però la storia mi dice che i regimi liberali e liberi sono ricchi, mentre sono poveri tutti gli altri. Il mito della povertà è un brutto mito. Fatto salvo quello individuale e scelto per il regno dei cieli, che è altra cosa ed è meraviglioso. Diviene senza significato e zuccherosa la vergogna senza indicare le responsabilità. Io mi vergogno di essere italiano quando leggo che oltre trentamila cervelli se ne vanno perché qui non interessano a nessuno. C’è un quid di colpa anche mia. Come posso vergognarmi del Senegal o del Congo? La globalizzazione della responsabilità non ha senso.

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