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La diagnosi viene dalle piazze

1 Ottobre 2013 alle 16:30

La brava gente nelle piazze di Del Debbio, Formigli, Santoro, dei talk show e compagnia, parla, grida, inveisce, si arrabbia. Ascolti e avverti che però non si va oltre la richiesta rabbiosa di risolvere situazioni settoriali, personali, addirittura in contrasto tra loro. Si impreca contro lo Stato che tassa con ferocia e dilapida, si insulta la classe politica, e poi s'invoca il loro intervento come panacea senza rendersi conto che così si aumentano le richieste di ulteriori tasse e si incentiva lo sperpero. Si demonizzano gli sprechi della Pa, ma nessuno vuole rinunciare a viverci sopra. si sente gridare tutti a casa La pace e la coesione sociale, la difesa dei più deboli sono esigenze sacrosante, con un solo avvertimento: non si possono conseguire facendo debiti oltre il livello di guardia. Poi i creditori chiudono il rubinetto. Si percepisce, con lucido dolore, che in fondo, prevalentemente, le tanto vituperate e sciagurate politiche, passate e presenti, non sono altro che lo specchio del paese. Un paese che appare tenacemente diviso su tutto ma omologato dalle proteste e da un confuso vociare, a 360° gradi e, che non ha ancora quelli strumenti e atteggiamenti culturali necessari, irreperibili e nel mondo dei media, per decidere cosa vorrebbe essere. Le eccezioni, che pur ci sono, non fanno massa critica. Per cui, Berlusconi sì, Berlusconi no, crisi sì, crisi no, voto sì, voto no, ecc, sono le solite dosi di oppio quotidiane somministrate per evitare di decidere di cambiar musica.

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