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Il nuovo crimine intellettuale

27 Settembre 2013 alle 18:00

L’Elefantino ed “il Foglio”, da un po’ di tempo a questa parte, propongono la riflessione e l’attenzione nei confronti di nuovo infimo pericolo già descritto nella cosi detta “lingua di legno” di Françoise Thom o sotto la forma della “Neolingua” di G. Orwell e ancora “nell’inversione morale” di Michael Polanyi. Quel pericolo che si presenta nelle vesti “del trionfo delle parole sulle cose”, dove “le parole diventano fatti” e che con gran facilità si sostituiscono alle argomentazioni. Cosicché la discussione finisce in partenza, il dialogo annullato alla radice. E sicuramente conviene: è di moda, semplice. Nessuno può contestarti, gratifica. E pazienza se l’anatema vincente crea due ingiuste vittime quali la libertà di espressione e di pensiero. E pazienza ancora se questo prezzo un domani potrebbe colpire in fin dei conti proprio tutti, magari anche coloro che oggi parlano la Neolingua con enfasi entusiastica, e non ci trovano nulla di aberrante. Che dire? Per ora ringrazio l’Elefantino ed “il Foglio” che mi fanno pensare (anche quando esprimono opinioni che non condivido, non sentendomi né offeso né discriminato) rispetto a coloro che mi dicono come pensare o in maniera subdola me lo negano.

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