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Neologismi

25 Settembre 2013 alle 13:15

Adesso è tutto un fiorire di "relazioni". Non c'è più discorso di prelato, piano pastorale, documento di teologo che non riconduca tutto alla "relazione". Vabbè, posso capire. Io sono venuto grande con un'altra parola: "Comunione". Così ne parlava Danielou: "Alcuni dicono che il fondo dell'essere è la materia, che il fondo è lo spirito, che il fondo dell'Essere è l'Uno; hanno tutti torto: il fondo dell'essere è la comunione. Questa è una rivelazione prodigiosa ed è strano che i cristiani...non ne siano consapevoli". Non mi piace, ma nemmeno credo sia giusto, introdurre termini non consacrati dalla tradizione (che, peraltro, è parte della Rivelazione). Va comunque apprezzata la prospettiva che il neologismo riesce ad aprire e che aiuta a comprendere il passaggio di "stile" (temo non sia la parola giusta)da Benedetto a Francesco e che mi sembra bene illustrato da una famosa frase di Mounier: "Occorre soffrire perchè la verità non si cristallizzi in dottrina, ma nasca dalla carne". Così il contributo di Ratzinger, perfettamente sintetizzato dal nostro direttore come "dilatazione della ragione fino ad incontrare il suo limite, il mistero" (Giussani parlava di portare la ragione fino al suo punto di incandescenza e Kant - non dev'essere quello che legge Eco - trovava il limite della ragione in un "inconoscibile" che faceva posto alla fede), viene inserito da Francesco in una prospettiva dinamica, vitale, movimentista. Certo non bisogna arrivare alla dottrina opposta del "noi non siamo che sola storia" (A.Schiavone), ma la dottrina non deve diventare pretesto per evitare il rischio. La vita è movimento e, alla fine, saremo giudicati dall'amore.

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