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"Io sono innocente!"

19 Settembre 2013 alle 21:00

Esiste un linguaggio del corpo, una vibrazione della voce, una consonanza preliminare ad ogni comunicazione, di cui la natura ci ha dotato per decidere se ci troviamo di fronte alla verità o alla menzogna. Il grido d'aiuto, ad esempio, è carico di tale potenza comunicativa, che spinge immediatamente un estraneo a soccorrere chi è in pericolo ecc. In politica la menzogna è così ordinaria che ha reso ottusa tale risorsa naturale per distinguere il vero dal falso. I sillogismi politici sono costruzioni per simulare o dissimulare, un artificio che si "squaglia" dai fronte a una presenza. Un vero giudice dovrebbe giudicare dalla presenza dell'imputato e non dalle carte(per questo è prevista la sua presenza al processo). Il discorso di Berlusconi non è stato un'accusa alla magistratura, ma una difesa legittima per dichiarare la propria innocenza. Non si ripete per tre volte la propria dichiarazione di innocenza, con forza e assoluta persuasione, se non si è innocente, perché nemmeno un incallito mentitore potrebbe tradire gli slittamenti inconsci che la parola svela quando non esiste corrispondenza tra la parola e la cosa. I giudici non hanno creduto alla sua innocenza, perché giudicano su fatti e testimonianze, che possono essere costruite ad arte secondo gli interessi del momento, quindi non ha potuto rivolgersi che agli elettori e a tutti quelli che hanno mantenuto integra la sinderesi naturale, per affermare la sua innocenza e sperare in una loro assoluzione. I politici e i magistrati sono impiegati di concetto, perciò non infiammano e incitano alla vittoria, ma Berlusconi è un capo; un generale si rivolge alle sue truppe non con ambiguità leziosa, ma con proclami, con manifesti con cui si incide la storia; si potrà oscurare il suo messaggio, ma non negare che si è posto a cavallo dei due secoli, quello desinente del comunismo e quello incipiente del post-comunismo e tutti gli altri sono stati paglia sotto il suo ventilabro.

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