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Il caso Quirico e la rivoluzione tradita

12 Settembre 2013 alle 13:30

Ho letto le scarne parole di Quirico sul modi in cui, prigioniero rapito, è stato trattato da parte dei componenti dell’esercito libero. Ovviamente, a colpire non è tanto la durezza, il rigore della detenzione comunque di un non nemico. Ma la brutalità disumana mostrata: “trattato come un animale. Persone malvage. Nessuno che abbia provato un minimo di pietà verso di me”. Trascendendo e fatti salvi i casi particolari, si tratta di comportamenti noti, non eccezionali, non eterodossi, che travalicano persino il sadismo (le finte esecuzioni), nutriti come sono di intimo disprezzo verso il “diverso” (che può essere anche il connazionale, non correligionario), ampiamente diffusi in quella falce che arriva fino all’Africa sub sahariana, che possono deflagrare alla prima circostanza, e che giungono all’onore della ribalta solo occasionalmente. Raffronto quel racconto con le opinioni di Mrs. O’Bagy (il Foglio del 3 settembre) e di padre Dall’Oglio (il Foglio del 10 settembre), e il loro slancio partecipato nei confronti della reale affidabilità democratica dei ‘ribelli’ (al pari, aggiungo, di qualunque altra compagine strutturata nota agisca nella regione) mi pare messo alla prova. Mi interrogo, in sostanza, su quanto l’islamo-pessimismo, così definito da Dall’Oglio, non sia in realtà, e purtroppo, un realismo di giudizio. Insomma, diciamola tutta anche se a malincuore, per essere sicuri di non inseguire chimere, da quelle parti deve giungere un segnale serio e inequivocabile che lo spirito da feroce Saladino è sepolto per davvero e non faccia più proseliti. La via di mettere fuori legge i predicatori d’odio intrapresa in Egitto mi sembra quella giusta.

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