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Ah, i comunisti di una volta

12 Settembre 2013 alle 09:00

Riguardo alle capacità e al pragmatismo politico è vero. Altra roba, altri cervelli e … altre situazioni. Sono stati bravissimi a sfruttare con abilità tutte le occasioni che il mondo di allora offriva. Sono stati bravissimi, ma chissà perché questa bravura s’è fermata alle Alpi. In tutti i paesi fuori fisicamente e geograficamente dal Patto di Varsavia, inutile elencarli, sia prima che dopo la caduta del muro, non sono riusciti mai ad andare oltre ruoli marginali e secondari. Solo da noi, complice anche la “regoletta di Yalta”, sono sempre stati influenti e decisivi nelle vicende interne. Ma è troppo comodo rifarsela solo con la regoletta. Quello che è accaduto, dal 1989 in poi, dimostra come da noi, per caratteristiche ataviche, intrinseche, strutturali e culturali della società italiana nel suo complesso, difficilmente poteva andare diversamente. Chiedere anche alla DC. I Padri sono stati bravi nel creare un patrimonio di fedeltà e di consensi e di interessi cui i nipoti tuttora attingono. Ovvio che essendo, culturalmente, politicamente e pure moralmente, distanti anni luce dai Nonni, li facciano rimpiangere. Ma tutto nasce, si consuma e finisce nella squallida mediocrità del nostro modo di fare politica. E, purtroppo, non possiamo dire:”Ah, gli italiani di una volta”.

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