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Sulla Siria

6 Settembre 2013 alle 11:45

Le pur ottime ragioni di Panella e di Mrs. O’Bagy di fornire aiuto e sostegno ai ‘ribelli’ dell’esercito libero in alternativa ai bombardamenti urtano, a mio parere, contro una considerazione: essi non hanno un leader né una ideologia o una strategia politica di riferimento nota (liberale, democratica?), né mostrano di poter mai avere una influenza tale da permettere loro di assumere il controllo dell’intero paese pacificato. Il sunnismo qaedista, che una leadership ce l’ha anche se esterna alla Siria, e una strategia, rimarrà una forza che difficilmente si farà ridurre alla ragione. Altrettanto gli alawiti, anche caduto Assad, con il loro feudo roccaforte di Latakia. Un appoggio militare alle forze ‘ribelli’ rischia di scomporre il paese in cantoni, di smembrarlo in tre o forse più macroregioni ciascuna controllata anche con proprie milizie, in una sorta di duplicato libico. D’accordo sulla avventurosità dei bombardamenti, ma nessuna soluzione stabile mi sembra raggiungibile e plausibile senza negoziati e intese capaci di coinvolgere anche la riluttante Mosca.

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