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Il crepuscolo della "notte occidentale"

3 Settembre 2013 alle 09:00

“Gli imperi decadono e il disordine cresce” nella “notte occidentale”: il Direttore ha scritto, a fine agosto, con toni da crepuscolo della civiltà. E, sarà il caldo umido che persiste, ma ad un diversamente giovane lettore di “affreschi” di storia, sono venute in mente le pagine di Giorgio Falco (La Santa Romana Repubblica) sul tramonto dell’Impero Romano. Quando, al culmine del declino morale, e quindi istituzionale, giuridico e sociale che stava trasformando l’antico splendore in ruderi e autarchia, nessuno mai avrebbe osato immaginare che l’eco della civiltà che fu avrebbe fatto dell’incontro tra la sfacciata brutalità dei popoli “barbarici” ed il rationabile obsequium (per dirla con Paolo di Tarso) della fede cristiana, il nucleo di quell’occidente che avrebbe invece “inculturato” il mondo. La storia dell’incontro tra “quel” declino e “quella” forza nuova è ovviamente irripetibile. Non appaiono all’orizzonte “barbari” affascinati dal rationabile obsequium di alcunché quanto - quando va bene - disperati “migranti” alla ricerca di una qualche forma di welfare a buon mercato: piuttosto, ad est, si assiste ad una inopinata riviviscenza di “straordinaria normalità” di fronte alle intemperanze decadenti del mainstream laico-fanatista della vecchia Europa. Quella vecchia Europa che già nel 2010 – nel rituale discorso di auguri alla Curia romana, fece dire a BXVI: “Viviamo la crisi che fu dell’Impero Romano […] è in gioco il futuro del mondo […]: ridesta Signore la tua potenza e vieni”. I posteri ci diranno se è venuto. E quali “barbari” ha visitato…

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