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Logica storica e logica giuridica

30 Agosto 2013 alle 11:45

Chi aprisse la poetica di Aristotele saprebbe che altra è la storia, altra la poesia, quella racconta fatti realmente accaduti, questa quelli possibili, quindi quelli che cadono sotto la categoria del verosimile. Le sentenze dei tribunali certificano non quello che è accaduto, ciò che "Alcibiade ha fatto", che è noto a tutti, ma se sia stato veramente lui l'autore di quel fatto e non un altro. La critica storica procede per accertamento di fatti connessi e non per prosodia di aedi cantori, che come Omero sono ciechi, perché non hanno bisogno di una critica autoptica, ma di una mitologia sul personaggio. I giudici non devono accertare i fatti, ma gli autori dei fatti e questi possono essere individuati da prove indiscutibili per positionem (ciò che Alcibiade ha realmente fatto) e non per negationem (non poteva non farlo). Chiunque abbia studiato le tavole di verità logiche saprebbe che da una proposizione ipotetica si ricava una verosimile, ma non una vera. L'inverosimiglianza che Berlusconi non sapesse, sentenziata dai giudici, è dedotta dalla protasi: "Se avesse saputo avrebbe allontanato i suoi funzionari, siccome non li ha allontanati sapeva, anzi era il mandante". E'come quella dimostrazione che i matematici chiamano per assurdo. Non potendo dimostrare il teorema "per positionem" lo fanno "per negationem", ma è un trucco matematico per nascondere una contraddizione irresolubile.

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