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L'oscena mancanza di pudore

30 Agosto 2013 alle 14:00

Orsù, nell’Italia, vergin di servo encomio e di codardo oltraggio, nell’Italia virtuosa, operosa, onesta, in cui tutti i cittadini facevano a gara per pagare tasse e imposte, in cui i partiti erano splendidi per trasparenza e irreprensibilità, in cui la Pa era il regno e l’esempio della incorruttibilità nazionale, in cui nessuno, proprio nessuno, sapeva cosa fossero i paradisi fiscali, in cui commercialisti e finanzieri e banchieri e imprenditori, compreso il mio elettricista, erano modelli immacolati di civiche virtù, in cui Tangentopoli era stato un tenue, occasionale, trascurabile refolo di vento, un giorno arrivò il Berlusconi Silvio. Cosa fece il malandrino, in questa terra quasi perfetta e così virtuosamente apparecchiata? La motivazione della sentenza di condanna lo proclama: il suddetto “ideò” il sistema corruttivo sistematicamente teso alla frode fiscale. Sic! L'arroganza degli intoccabili. Si va molto oltre la contestazione del reato. Ammesso e concesso che ci sia stato. Si vuole assumere le vesti officianti di Savonarola, si vuole impartire una solenne lezione di moralità, si vuole, insopprimibile salvifico impulso, condensare in una precisa persona tutte le storture del “legno storto”. Nel tono complessivo sembra di sentire riecheggiare il “Colpirne uno per educarne mille”. Ne stiano certi i corifei della sentenza, quando gli elettori andranno a votare avranno ben presente come sia stata partorita e chi l’ha sposata per vile, cazzona convenienza.

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