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Fraternité, égalité. Tertium non datur.

30 Agosto 2013 alle 12:30

Già all’inizio del secolo scorso G.K.Chesterton metteva in guardia i suoi contemporanei da una cultura che “va a danno di se stessa distruggendo il senso stesso della varietà e delle proporzioni che l’istruzione dovrebbe soprattutto dare”. Ora, stando al bell’articolo di Giulio Meotti, proprio l’eliminazione delle varietà e delle proporzioni pare essere la principale preoccupazione del ministro francese Peillon. Questi con la sua “Carta della laicità” non mira tanto a promuovere l’accettazione delle altrui diversità, quanto a conseguire il loro appiattimento: quale discriminazione possibile quando si è provveduto all'eliminazione preventiva di ogni eventuale discrimine? Paradossalmente la parola “valori” torna più volte nei sermoni di questo sacerdote del secolarismo che, al suono della campana del pensiero unico e omologante, manda a farsi benedire il concetto stesso che una cosa possa costituire un “valore”, che possa dunque valere rispetto a un'altra in virtù (altra parola usata dal ministro) della propria qualità specifica. Non un dio, ma una ragione veramente laica ci scampi dalla nuova spiritualità laicista, la cui liturgia prevede nientemeno che un sacrificio umano - di umana libertà - sull'altare di un egualitarismo utopistico; e ci liberi da uno stato che intende fondare la propria identità sulla cancellazione delle impronte digitali dei suoi cittadini. Esportabile o meno, forse varrebbe la pena chiedersi fino a che punto ciò di cui stiamo parlando si possa chiamare ancora democrazia.

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