cerca

Che ce ne facciamo della libertà di non essere nessuno?

29 Agosto 2013 alle 21:00

Chi ha letto la “Carta della laicità” ad uso delle scuole francesi voluta dal ministro dell’istruzione Peillon, quale che sia la sua “visione del mondo”, non può non aver subìto un moto di angoscia. Siamo ben oltre l’“annullamento” della società nello Stato che già denunciava José Ortega y Gasset nel 1930 ("La ribellione delle masse"). Siamo ben oltre le forme di repressione della libertà di espressione che il secolo scorso ci ha regalato. Siamo assolutamente oltre la “dictadura” (per non parlare della distanza da quella di Primo de Rivera, che al filosofo spagnolo pareva, a ben ragione e con buona dose di ironia, piuttosto una “dictablanda” ). L’attuale mainstream neo-laicista mostra infatti una volontà di definitivo annientamento dell’individuo, ben oltre qualsiasi tentativo di “controllo” e omologazione. Come se lo si volesse “cancellare”, per decreto. L’individuo, la sua cultura, la sua memoria familiare, sociale, civile, la sua stessa individualità. Tutto quello che il filosofo spagnolo definiva “circostanze” costitutive dell’esistenza. “Yo soy yo y mi circunstancia, y si no la salvo a ella no me salvo yo” (io sono io e la mia circostanza e se non salvo questa non salvo neppure me). Ecco, con la carta del pensiero unico, la gauche divine mi vuole cancellare le mie “circostanze”. E senza le mie circostanze, sarò solo “libero” di non essere nessuno.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Servizi