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La lunga marcia… con l’occhio al Quirinale

28 Agosto 2013 alle 18:30

Roberto Benigni su D'Alema: «Ci sono tre luoghi comuni: è intelligente, ha i baffi, ha la barca». E sulla barca, al Maurizio Costanzo Show, D’Alema si descriveva così: «La barca è una passione che mi coinvolge molto. È una forma di rapporto con il mare e con la natura. Tu sai che non puoi andare controvento, ma sai pure che piegandoti 30 gradi puoi risalire il vento. Questo è un insegnamento per la vita: se non ti curvi non vinci». È proprio così. Dalla caduta del Muro, lui (e il meglio della gioventù comunista) hanno zigzagato per prendere velocità e dopo virato di centottanta gradi, da veri lupi di mare. E memore della catechesi di Enrico Berlinguer «…la prima legge del socialismo reale: i dirigenti mentono, sempre, anche quando non sarebbe necessario», lo ha eretto a cavallo di battaglia. Il Cavaliere che aveva intuito l’alta capacità di mentire tentò di assoldarlo. E lui, che non ha mai nascosto di voler volare alla quote del condor, ha detto di no – è qui che viene esaltata la differenza in materia grigia con Fini. Oggi può sentenziare che «… la regola principale di Berlusconi è pagare». Non che il denaro gli faccia schifo. Anzi. È che per la prima volta vuole guadagnarselo col sudore della fronte, da vignaiolo (senza solfiti). Ha pensato a tutto. Fuori Berlusconi, si passa a una nuova Repubblica. Narni non sarà Dogliani. Ma che importa, un cabernet franc varrà pure un dolcetto!

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