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Cause e pretesti di una guerra

28 Agosto 2013 alle 14:00

A scuola si insegnava a ben distinguere tra causa e pretesto di una guerra. Le ragioni vere sono quelle che si sono stratificate nel tempo e divenute irreversibili, i pretesti sono quelli che di volta in volta le diplomazie prima e l'opinione pubblica poi sanno rinfocolare per eccitare ad una mobilitazione volontaria verso un eccidio, che naturalmente ripugna ad ogni senso di umanità e di ragionevolezza. Contro tutti i proclami di tutti i papi a partire da quello di Benedetto XV nella grande guerra a tutti i propositi di pace dell'ONU, dei premi Nobel assegnati e delle organizzazioni umanitarie, la guerra è nel genoma dell'Occidente, che si assicura con essa la sua sopravvivenza dal declino verso il quale per destino è avviato. Sempre negli stadi preparatori si è sventolata la bandiera di un irredentismo dalla servitù di una tirannia, imperiale, ideologica... e via cantando, con il preteso di portare la libertà in regioni che la guerra stessa desertifica. Ora il pretesto è agitato nella paura delle armi chimiche giudicate un mezzo bandito dalle convenzioni internazionali, ma tutte le armi dovrebbero essere bandite, la guerra moderna non è un torneo cavalleresco, ma una lotta all'ultimo sangue condotta con tutti i mezzi tecnici per sopraffare il nemico. Non meno odiose sono le armi chimiche di quelle atomiche, di quelle biologiche, di quelle subatomiche e di tutti gli infernali arsenali che l'uomo faustiano di Occidente ha stipato nei suoi bunker segreti. La morte collettiva dei popoli non viene giudicata così orribile come quella di un singolo bambino di fronte al quale spandiamo tutti i lamenti della pietà mediaticamente surrogata. Quello che Goering diceva degli intellettuali si potrebbe ora dire di tutti i filantropi da strapazzo: quando qualcuno si presenta sulla scena del mondo dichiarando di voler soccorrere gli infelici dal pericolo e dal sopruso di un dittatore allora bisogna mettere mano alla pistola.

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