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Quell’amata costituzione che quando conviene si tradisce

27 Agosto 2013 alle 12:00

È noto come una parte dell’opinione pubblica di sinistra si erge (autonomamente) ad esclusivo paladino della Costituzione repubblicana. Proclama l’indefettibile e irrinunciabile intoccabilità della stessa e dei principi in essa contenuti. In tante occasioni alte si sono elevate le voci a “salvare la salute futura di un sistema di valori, democratico, repubblicano, costituzionale, messo in piedi dal sacrificio dei nostri padri”. Mi domando se ho avuto un momento di sordità o se, al contrario, ci fosse un raggelante silenzio quando, a seguito di un'ondata mediatico-giudiziaria con un forte vento populista e demagogico, un debole Parlamento cancellò l’istituto dell’immunità parlamentare dalla preziosa carta. Guarentigia che fondatamente e non per errore vollero quegli stessi padri costituenti per realizzare un equilibrato rapporto di indipendenza ed autonomia tra i poteri. Non vorrei sbagliarmi ma non sono per caso gli stessi padri costituenti e la stessa Costituzione a cui la su richiamata parte politica si appella?

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