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Obama il compassionevole

27 Agosto 2013 alle 16:45

E così Obama in Siria ha deciso. Alla fine, ma sembra abbia deciso. Fra le tante cose lette quello che, a me, sembra non messo in evidenza abbastanza, è la molla che ha determinato la decisione. Che spiega l’uomo e quello che vuole rappresentare. Obama aspettava l’occasione etica, lo sdegno. Le cose però, come sempre, sono più complesse. Non si muovono eserciti sulla base di motivazioni morali. Ma l’uomo, il politico Obama ne ha bisogno. Assad con il presunto e forse certo uso scellerato del gas da parte del regime, forse, ha decretato il suo suicidio, credendo di imitare le maniere forti dei generali egiziani nell’inerzia del mondo. Ma altri fattori giocano sullo scacchiere. L’ago è l’Iran sciita e imperialista da una parte (con Mosca dietro)e il mondo sunnita dall’altro (a sua volta diviso tra l’ala shariatica e anch’essa imperialista, ma non di governo: la fratellanza, al Qaeda, i salafiti; e i governi dei potentati nazionalisti: gli emirati, l’Egitto, l’Arabia, la Giordania…). E’ questo, a grandi linee, il ginepraio che si presenta e in cui si è chiamati a muoversi e ad avere delle idee, non certo la lotta alle tirannie. Magari dialogando con Mosca che non può essere lasciata a guardare. Ora come ora, non intervenendo in Egitto, facendolo forse in Siria Obama si sta schierando unilateralmente col mondo dei potentati sunniti. A dispetto di Mosca filosciita.

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