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Contro il terzo stato

26 Agosto 2013 alle 14:00

Recentemente il ministro Giovannini ha risposto - a chi domandava equità riguardo all'erogazione spropositata di pensioni mensili a 5 cifre - che il tema dell'intangibilità dei diritti acquisiti rende difficoltoso un intervento in favore di un tetto da fissare. Forse i frequentatori dell'Hyde Park hanno familiarità con le pensioni di reversibilità, però va fatto sapere a tutti che qualunque sia l'entità della pensione di reversibilità, un tetto esiste qualora essa si cumuli con altri redditi. Al punto che, qualora da altri redditi si giunga alla cifra di 32.500 euro lordi annui, la suddetta pensione va dimezzata, dimezzando un diritto acquisito, e mettendoci un tetto - probabilmente di una entità neanche troppo sballata, dato che consente all'Inps, oramai disastrato dei risparmi inaspettari notevoli. Rimane l'interrogativo chiave del perché si intervenga con tetti ai redditi medi e non lo si possa fare su redditi invece molto piu' alti. L'Italia per questo continua ad apparire un ircocervo dove panorami socialisti, che vanni verso l'estremo appiattimento di merito, talento e opportunità, si alternano ad orizzonti pre-abate Sieyes, dove il privilegio di caste e consorterie acquisite trova nella legge baluardo e difesa, e in parlamento - o al governo - sempre qualcuno pronto ad impugnarla.

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