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Psicologgizzandovici

23 Agosto 2013 alle 19:00

Il tono dell'umore rende (tende a rendere) il comportamento umano adeguato sia alle richieste implicite dell'individuo che a quelle esplicite del contesto: se sei depresso, noioso, sciatto (colomba) oppure euforico, aggressivo, sempre in ebollizione (falco), ebbene questi sono eccessi non apprezzati dai più e che anzi non producono nulla di buono. Né per te, né per gli altri. Né per i tuoi elettori. Ma guai, se sei depresso, a lavorare per innalzare artificiosamente il tono dell'umore. I danni conseguenti sarebbero identici a quelli se volessi sedare un maniacale: il risultato sarebbe una ciclotimia, instabile, incerta e per niente tranquillizzante. Un su e giù foriero di disastri epocali. L'obiettivo per equilibrare "il tono" è invece quello di (tentare) di innalzare (ma contemporaneamente) la potenza delle due spinte contrapposte: i risultati risultano quindi certi, stabili e utilizzabili, quando sia i segmenti propensi alla moderazione che quelli più portati all'insurrezione sono equipollenti ed ambedue su livelli elevati. Questo panegirico per consigliare al Cavaliere di operare proprio in questo modo, mantenendo elevato il tono di questo equilibrio ma soprattutto di non cedere a nessuno dei due segmenti, soppiantando il perdente. Come si fa? Beh, escludendo i farmaci, una psicoterapia o i trattamenti sanitari obbligatori la risposta è molto semplice: andando in prigione, dietro le sbarre, davvero. Facendo saltare il tavolo ed andando al

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