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Antropologia di interdizioni, divieti e preferenze

22 Agosto 2013 alle 14:00

Nella sua replica (un po' livida, come percezione) all'articolo di De Mattei, Gennari usa alcune parole disvelatrici: "PREFERENZA" dapprima e "DIVIETO" poi per la messa di Pio V; "LEGITTIMITA'" della chiesa reale e, oltre, "consacrazione ILLEGITTIMA di preti e vescovi". E' confortante per la coscienza dei singoli, deboli e dubitabondi umani che, anche per i legittimi difensori di santa madre (gender?) chiesa "aperti all'ecumenismo ed alle altre coscienze religiose, o anche per la coscienza dei non credenti" esistono comunque delle minoranze troppo rompicoglioni, per poter essere legittimate nelle loro... preferenze. Anche qui, anche ora, il cardine è antropologico, nell'atteggiamento verso la Legge. Ne aveva testimoniato diretta esperienza, due millenni fa, uno - tuttora incompreso ed oggi meno noto dei Beatles -, che annunciava la superabilità della legge. Adesso mi sento un po' meno in colpa per l'antipatia fissa che covo per quelli antropoliticamente corretti. Il salto di qualità che predicava il falegname di Nazareth non è mica così a portata di mano... Grande Foglio!

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