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Fratellanze autentiche

21 Agosto 2013 alle 14:30

Mi ha molto colpito un’intervista del Foglio a un lavoratore egiziano di medio-alto livello: “E’ anche una questione di sentimento religioso offeso. Questa definizione che loro appioppavano a chiunque non fosse dalla loro parte: ‘infedele’. Come si fa? In Egitto la stragrande maggioranza della gente è profondamente religiosa…Come si può accettare in pace di essere trasformati in ‘infedeli’ negli slogan e nelle marce e nei discorsi dai sit-in? Con che diritto? Alla protesta contro Morsi… c’erano manifestanti religiosissimi. La Fratellanza si è arrogata un diritto di monopolio sulla fede che nessuno aveva concesso loro”. Ecco, ho pensato, la cifra autentica su cui misurare la attenzione, la cura degli apparati teoretici verso la persona, l’individuo vero e reale. E, lo abbiamo visto nel Novecento, e lo stiamo osservando ancora oggi, quella cifra è tutta nel rispetto di ciò che ciascuno è, o, all’opposto, nel suo disprezzo per subordinarlo a qualcos’altro di esterno e di astratto, con lo sforzo di omologarlo. Ieri erano le divise nere, le forme obbligatorie di salutarsi, le giacchette maoiste grigio-proletario, obbligatorie. Oggi le barbe di una certa lunghezza, né di più né di meno, le fattezze femminili celate, obbligatoriamente. Non individui, ma omologati. Ad avvilire la soggettività, di essere e di pensiero. A formare massa critica obbediente. Ma noi, meno male, pur discernendo, sappiamo andare oltre, il papa lo ha ricordato. Abbiamo una formazione interiore e una cultura che ci consentono di aprire uno spiraglio attraverso cui riuscire a distinguere l’umanità comunque, e a scorgervi, conseguentemente, l’uomo, il fratello.

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