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Convivenza di Politica e Giustizia

21 Agosto 2013 alle 16:00

Magistrale fondo di Sergio Romano sul “Corriere” di oggi dal titolo: “La maturità della politica”. Passaggio per me fondamentale: “Vi sono questioni di pubblica moralità in cui un parlamentare ha il diritto e il dovere di votare secondo coscienza”. Se così non fosse non si rimetterebbe l'esecuzione di una sentenza alla votazione di una Camera: le sentenze esecutive si applicano e basta! Ma questo non può essere per un altro motivo ben evidenziato nell'editoriale: “Anche la politica ha diritto alla sua autonomia e non vi è equilibrio fra i poteri dello Stato là dove uno trasferisce automaticamente le decisioni dell'altro nell'area di propria competenza”. Questa dell'autonomia è un'arma micidiale nelle mani della supercasta, che la considera illimitata, invece che limitata solo alla fase della formazione del giudizio: è servita solo per trasformare il suo ordinario “potere” in un super potere senza limiti. E anche limitatamente al giudizio ci sarebbe da fare considerazioni più approfondite, perché anche il giudice non deve applicare automaticamente la legge (anche quando non ci siano problemi interpretativi), ma deve tener conto della realtà: altrimenti perché affidare una simile delicata funzione a degli uomini che (nonostante la loro super valutazione autoreferenziale) hanno pur sempre dei limiti e dei difetti umani? Oggi non vi sarebbe problema per una oggettiva decisione, non dico affidandola ad un super computer, ma a uno normale che si vende in tutti i supermercati e il costo della manutenzione non sarebbe minimamente comparabile con i super stipendi della super casta. E non commetterebbe errori! E non ci sarebbe bisogno del 2° grado, perché non potrebbe che confermare il 1°. Cosicché resterebbe solo il procedimento di revisione per motivi sopravvenuti.

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