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Berlusconi e dopo

19 Agosto 2013 alle 19:39

Un partito come il PdL (o FI), votato da persone svogliate, che non amano la politica, fataliste (se non anche menefreghiste, nel senso che “qualcuno provvederà”), ha bisogno di un leader di forte richiamo e di indiscusso carisma per riuscire a coinvolgere in qualche misura questi elettori potenziali nelle vicende politiche della nazione. D’altra parte un personaggio siffatto avrebbe anche il merito di tenere unite le varie anime del partito, impresa invero alquanto complicata, come testimoniano pure le esperienze delle altre formazioni politiche, anche di quelle con maggiore tradizione e più strutturate (ove questa non sia la causa delle lacerazioni interne). Ha stupito il fatto singolare (ma nemmeno tanto) di Brescia dove, dopo l’aggressione di piazza, il popolo di centrodestra non è riuscito a trovare risposta migliore dell’astensione, lasciando il comune all’avversario del loro candidato, che peraltro era stato sostenuto dallo stesso cavaliere. Quindi ci vuole una guida di fortissimo appeal, in grado di motivare e galvanizzare gli elettori “in sonno”, evitando al tempo stesso di scoraggiarli con dissidi e lotte intestine. Se Marina non se la sente, e si può ben capire viste le procure che corrono, è necessario comunque trovare una persona esterna al partito, di fortissimo spessore non solo nazionale: questo è un compito che solo Berlusconi si può assumere con qualche speranza di successo ed è l’unica opportunità di “agibilità politica” non solo dell’ex premier, ma di almeno la metà del popolo italiano.

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