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Ad poenitendum properat qui cito iudicat

19 Agosto 2013 alle 17:35

La verità del brocardo giuridico in alto titolato avrebbe dovuto fare avvertito la corte di Cassazione che accelerare i processi non sempre è indizio di sana giustizia; la ponderazione richiesta a un giudice è come quella richiesta a uno storico, che non può affrettare giudizi sulla base delle passioni recenti. Aver voluto calendarizzare il processo a Berlusconi entro il 30 luglio scorso per non far scappare il pesce dalla rete della giustizia, getta ombra sulla sentenza al punto che il giudice è costretto a pentirsi (come si immagina che nella sua coscienza avvenga) e se non è possibile il pentimento per la irrevocabilità della sua sentenza, quel pentimento che non diviene occasione di emendazione è esso stesso pena irrevocabile per i giudici. Il brocardo in questione può essere anche più volgarmermente tradotto con: "la gatta per la fretta partorì gattini ciechi". Perciò l'amministrazione è benevola per i ritardi che i tribunali accumulano nei processi, si concede al giudice il carattere di un sommo ufficio, sapendo che ogni errore in tale materia è un peccato mortale civile e morale, poi....come in ogni cosa ogni concessione fatta per prudenza diventa un privilegio.

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