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vita e destino

13 Agosto 2013 alle 13:00

Vita e Destino l'ho letto nell'edizione della Jaca del 1980. Anzi, mi vergogno a dirlo, ma non sono mai riuscito a finirlo per via dei nomi, i cognomi, i patronimici e così via che mi mandavano in confusione. Ma a pagina 483 di quell'edizione ho letto una frase che ha segnato per sempre la mia "formazione". E' una frase scritta 'en passant' e suona così: "nei paesi totalitari, dove non esiste società...". Da allora ho la presunzione di aver capito (quasi) tutto e cioè la distinzione tra autoritarismo e totalitarismo, tra società civile e società politica. Prima erano stati gli Scritti Corsari di Pasolini sul "Nuovo Potere", poi l'intervista di Robi Ronza a Giussani che alla affermazione "ma il potere ce l'ha la D.C." risponde secco "non è affatto vero"; infine questa lapidaria affermazione di M.Foucault letta nel libro di Editori Riuniti "Microfisica del potere": "ormai sappiamo bene che non sono i governanti che detengono il potere". Io non so il perchè ma mi sembra che queste affermazioni che per me spiegano tutto (relativamente, s'intende) non siano state minimamente comprese dalla stragrande maggioranza di quelli che alimentano la comunicazione politica in Italia. Per il resto ho "segnato" altre osservazioni di quel libro che andrebbero stampate nella pietra, come quella a pag. 15: "Ogni tentativo d'imporre all'umanità un Bene generale, obbligatorio, assoluto, sfocia in una catastrofe". C'è osservazione più attuale di questa?

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